23° 37' 13.4" N 58° 33' 52.4" E
Dietro le vette del Jebel Akhdar, piste polverose conducono nel deserto, verso un mondo che fluttua come un miraggio al di là dell’altopiano. Laggiù da qualche parte ci attende la nostra destinazione. Un luogo magico. Da millenni l’archetipo della destinazione da sogno. In passato, chi non la raggiungeva durante il proprio lungo viaggio spesso pagava con la vita.
Molte fiabe si sviluppano attorno alla nostra destinazione. Un luogo sospeso tra fantasia e realtà, tra desiderio e arsura. Nulla rappresenta meglio l’arrivo dopo la partenza. Se c’è un luogo sulla Terra al quale si associa l’incanto del viaggio, questo è l’oasi. Un’isola verde nel deserto, alimentata da una benefica sorgente d’acqua. Un porto in un’immensità ostile all’uomo.
Molte fiabe si sviluppano attorno alla nostra destinazione. Un luogo sospeso tra fantasia e realtà, tra desiderio e arsura. Nulla rappresenta meglio l’arrivo dopo la partenza. Se c’è un luogo sulla Terra al quale si associa l’incanto del viaggio, questo è l’oasi. Un’isola verde nel deserto, alimentata da una benefica sorgente d’acqua. Un porto in un’immensità ostile all’uomo.


Oggi l’immagine antica viene reinterpretata dando vita a ogni sorta di esagerazione. Ci sono tante oasi quanta sabbia nel deserto: oasi di benessere, oasi fiscali, oasi monetarie, oasi di pace, oasi di raccoglimento... Viene da chiedersi quanti bar nel mondo contengono la parola “oasi” nel nome, quante aree wellness, bevande rinfrescanti e località di vacanza cercano di attirarci con l’immagine dell’oasi. Ma tutto questo cosa ha a che fare con la realtà?
Oggi, chi desidera arrivare in una vera oasi deve abbandonare il regno delle promesse per arrivare alla fonte.
Oggi, chi desidera arrivare in una vera oasi deve abbandonare il regno delle promesse per arrivare alla fonte.

Molte fiabe si sviluppano attorno alla nostra destinazione. Un luogo sospeso tra fantasia e realtà, desiderio e arsura.
Mascate al mattino. La città bianca sul mare, inondata dal sole e costruita sulle piatte sponde del Golfo di Oman. Alle cinque e mezza di mattina il canto del muezzin risveglia la capitale dell’Oman.
Al mercato del pesce di Muttrah alcuni trasportatori portano faticosamente enormi tonni nella sala dove verranno venduti all’asta. Nel suq, tra il fumo dell’incenso, vengono esposte montagne di legno di sandalo e datteri. Il caldo è terribile. Già questa mattina di maggio ci sono 40 gradi all’ombra.
Chi cerca un’oasi, nella capitale troverà interpretazioni contemporanee di questo luogo. Ad esempio la Grande Moschea del Sultano Qaboos, con la sua architettura bianca ed elegante che si staglia nel sole. Una moderna oasi di fede. Non lontano c’è la Royal Opera House di Mascate, sontuosa ma anche essenziale nel suo stile arabo. Bianca come la neve, ombreggiata, splendida. Qui vengono messi in scena opere e balletti famosi, oltre a concerti di musica classica, jazz e pop. Se vogliamo, anche questa è un’oasi: un rifugio della cultura e della musica.
Al mercato del pesce di Muttrah alcuni trasportatori portano faticosamente enormi tonni nella sala dove verranno venduti all’asta. Nel suq, tra il fumo dell’incenso, vengono esposte montagne di legno di sandalo e datteri. Il caldo è terribile. Già questa mattina di maggio ci sono 40 gradi all’ombra.
Chi cerca un’oasi, nella capitale troverà interpretazioni contemporanee di questo luogo. Ad esempio la Grande Moschea del Sultano Qaboos, con la sua architettura bianca ed elegante che si staglia nel sole. Una moderna oasi di fede. Non lontano c’è la Royal Opera House di Mascate, sontuosa ma anche essenziale nel suo stile arabo. Bianca come la neve, ombreggiata, splendida. Qui vengono messi in scena opere e balletti famosi, oltre a concerti di musica classica, jazz e pop. Se vogliamo, anche questa è un’oasi: un rifugio della cultura e della musica.



Tuttavia, questi splendidi edifici hanno poco a che fare con la nostra magica destinazione. Solo le vere oasi fanno il miracolo: consentire la vita dove la vita non sarebbe possibile.
La mattina successiva, Mustafa Khamis Al Ruzeiqi si presenta con un fuoristrada bianco. Mustafa è la nostra guida, ci porterà al miracolo verde.
Alle spalle di Mascate il mondo si dirada. I canyon diventano più stretti e il paesaggio diventa più selvaggio, con ripide creste e gole piene di rocce e pietrisco. Le aquile reali volteggiano sfruttando le correnti ascensionali, nei piccoli villaggi non si vedono quasi mai persone. C’è solo il vento caldo.
Mustafa dice: “È iniziata la stagione in cui il corpo inizia a sudare dall’interno.” Fuori sembra che stiamo attraversando un’altra epoca: l’Arabia com’era mille anni fa.
Oggi quasi nessuno può fare a meno dell’aria condizionata, ci racconta Mustafa. E poi parla della sindrome del “cervello in ebollizione”, ovvero di quello stato in cui ci sembra di essere ben oltre i 40 gradi e ci si sente come se dovessimo evaporare.
La mattina successiva, Mustafa Khamis Al Ruzeiqi si presenta con un fuoristrada bianco. Mustafa è la nostra guida, ci porterà al miracolo verde.
Alle spalle di Mascate il mondo si dirada. I canyon diventano più stretti e il paesaggio diventa più selvaggio, con ripide creste e gole piene di rocce e pietrisco. Le aquile reali volteggiano sfruttando le correnti ascensionali, nei piccoli villaggi non si vedono quasi mai persone. C’è solo il vento caldo.
Mustafa dice: “È iniziata la stagione in cui il corpo inizia a sudare dall’interno.” Fuori sembra che stiamo attraversando un’altra epoca: l’Arabia com’era mille anni fa.
Oggi quasi nessuno può fare a meno dell’aria condizionata, ci racconta Mustafa. E poi parla della sindrome del “cervello in ebollizione”, ovvero di quello stato in cui ci sembra di essere ben oltre i 40 gradi e ci si sente come se dovessimo evaporare.
Fuori si stagliano vette alte 3.000 metri, altopiani di gesso e ofioliti risalenti a milioni di anni fa. Un deserto roccioso. Un mondo affascinante ma anche minaccioso. Secco, polveroso e quasi privo di umidità. La nostra destinazione, le oasi, rende tutto questo ancora più enigmatico. Cosa dovrebbe crescere qua fuori?
Ci dirigiamo verso Wadi Bani Awf, una gola nella quale la nostra vettura avanza dondolando come un vecchio asino. Mustafa guida la macchina attraverso un avvallamento, poi appare un vero e proprio mistero vivente: un albero! Con foglie e rami. Qualcosa di verde in un forno rovente. Presto si intravedono strette terrazze che si arrampicano sulle rocce. E poi appare la prima oasi: un giardino pieno di palme! Mustafa dice: “Benvenuti a Bilad Sayt.”
Il vecchio villaggio sorge in un wadi, parola araba che significa qualcosa di simile a “valle” e indica il letto di un fiume prosciugato. Ma da dove arriva la vegetazione? Le palme, i datteri? Non piove da mesi.
Ci dirigiamo verso Wadi Bani Awf, una gola nella quale la nostra vettura avanza dondolando come un vecchio asino. Mustafa guida la macchina attraverso un avvallamento, poi appare un vero e proprio mistero vivente: un albero! Con foglie e rami. Qualcosa di verde in un forno rovente. Presto si intravedono strette terrazze che si arrampicano sulle rocce. E poi appare la prima oasi: un giardino pieno di palme! Mustafa dice: “Benvenuti a Bilad Sayt.”
Il vecchio villaggio sorge in un wadi, parola araba che significa qualcosa di simile a “valle” e indica il letto di un fiume prosciugato. Ma da dove arriva la vegetazione? Le palme, i datteri? Non piove da mesi.


Due uomini anziani escono dalla moschea, tre bambini sono seduti all’ombra vicino a un’auto. Il villaggio si estende sulle rocce come un insieme di quadrati chiari. Le case di pietra e fango sono collegate da un labirinto di ripide scale. Al di sotto si estendono campi verdi. Il coraggioso tentativo di piantare qualcosa qua fuori, nel deserto roccioso, è una forma di agricoltura fragile.
Nella luce della sera il villaggio di montagna sembra aggrapparsi al pendio. Intorno, un calderone di montagne roventi. Le palme sono cariche di datteri, grappoli di frutti gialli, e presto, a metà estate, inizierà la raccolta.
Non posso non pensare a tutti gli annunci di case vacanze, hotel, centri yoga: vengono pubblicizzati come “oasi di felicità”, “oasi dei sensi”, “oasi di relax”.
Nella luce della sera il villaggio di montagna sembra aggrapparsi al pendio. Intorno, un calderone di montagne roventi. Le palme sono cariche di datteri, grappoli di frutti gialli, e presto, a metà estate, inizierà la raccolta.
Non posso non pensare a tutti gli annunci di case vacanze, hotel, centri yoga: vengono pubblicizzati come “oasi di felicità”, “oasi dei sensi”, “oasi di relax”.
Qui nell’Oman il termine diventa più chiaro. Un’oasi non è altro che un tentativo di sopravvivere, il delicato esperimento di sfruttare la fertilità della terra. L’oasi è una destinazione imprescindibile. Un tempo giungevano qui viaggiatori assetati. Chi riusciva ad arrivare qui di solito si lasciava alle spalle un tormento. Ma se riuscivi a portare la tua carovana fino a questo luogo, potevi sognare di continuare il viaggio.
Ci addentriamo ulteriormente nell’Oman. Presto arriviamo alle oasi successive, dove si sono sviluppati centri abitati di dimensioni maggiori, come Al Hamra, Nizwa o la città-oasi Bahla, una delle più antiche città reali del Paese. E ora le oasi diventano sempre più rigogliose ed estese: giardini pieni di palme, coltivazioni cariche di datteri. Le persone piantano manghi e limoni, raccolgono papaie e arance, cetrioli e carote.
Ci addentriamo ulteriormente nell’Oman. Presto arriviamo alle oasi successive, dove si sono sviluppati centri abitati di dimensioni maggiori, come Al Hamra, Nizwa o la città-oasi Bahla, una delle più antiche città reali del Paese. E ora le oasi diventano sempre più rigogliose ed estese: giardini pieni di palme, coltivazioni cariche di datteri. Le persone piantano manghi e limoni, raccolgono papaie e arance, cetrioli e carote.



Non riusciamo a crederci. Davanti a noi, un fitto groviglio di imponenti palme. Gli alberi rinfrescano, traspirano un po’ di umidità e forniscono qualcosa che nel deserto manca totalmente: ombra. Le piantagioni si estendono per centinaia di metri. Una distesa di chiome che si inserisce nella vastità color ocra come un’allucinazione.
Le oasi sono entità delicate, tutt’altro che scontate. Esistono oasi fluviali, oasi “foggara”, oasi di falda, oasi sorgive. A volte è la natura stessa che crea un’oasi: la pioggia si accumula per lunghi periodi di tempo e un giorno genera una sorgente artesiana.
I molti casi, tuttavia, è servito l’intervento dell’uomo, che ha dovuto costruire pozzi e scavare canali di irrigazione, un metro dopo l’altro, una pietra dopo l’altra. Solo allora è stato possibile iniziare la coltivazione di piante. Ogni goccia d’acqua è un tesoro, e l’uomo ha dovuto imparare a gestirla con estrema attenzione. Senza l’acqua non c’è vita. Quindi l’oasi è ben più di un semplice simbolo colorato di tranquillità e relax. L’oasi incarna la questione fondamentale: to be or not to be. Essere o non essere.
Nelle regioni calde e aride della Terra si è sempre avuta la consapevolezza di questa questione esistenziale. Nella bandiera nazionale dell’Oman, la striscia verde simboleggia a buon diritto la vegetazione locale. Il verde rappresenta la fertilità nel bel mezzo del deserto.
Le oasi sono entità delicate, tutt’altro che scontate. Esistono oasi fluviali, oasi “foggara”, oasi di falda, oasi sorgive. A volte è la natura stessa che crea un’oasi: la pioggia si accumula per lunghi periodi di tempo e un giorno genera una sorgente artesiana.
I molti casi, tuttavia, è servito l’intervento dell’uomo, che ha dovuto costruire pozzi e scavare canali di irrigazione, un metro dopo l’altro, una pietra dopo l’altra. Solo allora è stato possibile iniziare la coltivazione di piante. Ogni goccia d’acqua è un tesoro, e l’uomo ha dovuto imparare a gestirla con estrema attenzione. Senza l’acqua non c’è vita. Quindi l’oasi è ben più di un semplice simbolo colorato di tranquillità e relax. L’oasi incarna la questione fondamentale: to be or not to be. Essere o non essere.
Nelle regioni calde e aride della Terra si è sempre avuta la consapevolezza di questa questione esistenziale. Nella bandiera nazionale dell’Oman, la striscia verde simboleggia a buon diritto la vegetazione locale. Il verde rappresenta la fertilità nel bel mezzo del deserto.
L’oasi è una destinazione imprescindibile. Un tempo giungevano qui viaggiatori assetati, che solo allora potevano sperare di continuare il loro viaggio.
La mattina dopo, il termometro dell’auto registra un nuovo valore record: 49 gradi Celsius all’ombra. Mustafa dice: “The heat is crazy!”, cioè il caldo è pazzesco!
A mezzogiorno arriviamo a Misfah al Abriyyin, un villaggio medievale incastonato tra le montagne che sovrasta un giardino di palme, come un nido ad alta quota. Qui l’oasi viene gestita esattamente come 2.000 anni fa. Gli antichi canali di irrigazione alimentano ancora le piantagioni, dove crescono datteri, olive e manghi.
Sulla terrazza incontriamo Abdullah Al Abri. Appartiene a una famiglia le cui radici risalgono a oltre mille anni fa. Nel corso dei secoli i suoi avi hanno piantato e coltivato le palme e i campi. Abdullah Al Abri conosce le tradizioni e i costumi.
“Fino al 1972 non c’erano orologi nel villaggio”, ci racconta. A scuola bisognava andarci a piedi: giù nella valle e poi di nuovo su. Una marcia quotidiana sotto il sole cocente. Per questo Al Abri ha imparato presto come raccogliere il miele e ricavare lo sciroppo dolce dai datteri. Invece degli influencer, conosceva ogni capra con il suo nome. E ancora oggi sa benissimo una cosa: “L’acqua è tutto, è più preziosa di tutto l’oro e il petrolio della Terra.”
A mezzogiorno arriviamo a Misfah al Abriyyin, un villaggio medievale incastonato tra le montagne che sovrasta un giardino di palme, come un nido ad alta quota. Qui l’oasi viene gestita esattamente come 2.000 anni fa. Gli antichi canali di irrigazione alimentano ancora le piantagioni, dove crescono datteri, olive e manghi.
Sulla terrazza incontriamo Abdullah Al Abri. Appartiene a una famiglia le cui radici risalgono a oltre mille anni fa. Nel corso dei secoli i suoi avi hanno piantato e coltivato le palme e i campi. Abdullah Al Abri conosce le tradizioni e i costumi.
“Fino al 1972 non c’erano orologi nel villaggio”, ci racconta. A scuola bisognava andarci a piedi: giù nella valle e poi di nuovo su. Una marcia quotidiana sotto il sole cocente. Per questo Al Abri ha imparato presto come raccogliere il miele e ricavare lo sciroppo dolce dai datteri. Invece degli influencer, conosceva ogni capra con il suo nome. E ancora oggi sa benissimo una cosa: “L’acqua è tutto, è più preziosa di tutto l’oro e il petrolio della Terra.”


Il giorno successivo raggiungiamo Rimal Al Wahiba, dove inizia l’immenso mare di sabbia. Dune arancioni a perdita d’occhio. La sera si alza il vento e si solleva una polvere fine che ci entra fin dentro le orecchie. Più tardi, in un avvallamento vicino al nostro campo, compare Ahmed. Appartiene a un’antica famiglia nomade e si prende cura dei cammelli del clan. La mattina dopo si avvierà verso il deserto. Otto giorni senza una riva, senza un albero.
“Non è un problema”, dice Ahmed. Non gli servono né una bussola, né una mappa né un parasole. “Io sono cresciuto così.” La notte stende una coperta, si accomoda nella sabbia calda vicino ai cammelli e dorme. Le sue oasi sono le stelle. L’universo come rifugio della mente.
Raggiungiamo le ultime due tappe. La nostra destinazione nella sua forma più bella: Wadi Shab e Wadi Bani Khalid.
“Non è un problema”, dice Ahmed. Non gli servono né una bussola, né una mappa né un parasole. “Io sono cresciuto così.” La notte stende una coperta, si accomoda nella sabbia calda vicino ai cammelli e dorme. Le sue oasi sono le stelle. L’universo come rifugio della mente.
Raggiungiamo le ultime due tappe. La nostra destinazione nella sua forma più bella: Wadi Shab e Wadi Bani Khalid.

Oman, il Paese delle fiabe. Ma questa non è una fiaba. Davanti a noi si apre il paradiso blu.
Entrambe le oasi sorgono in gole rocciose create dall’erosione. Per fortuna non sono lontane, solo una breve camminata nel caldo e si iniziano a vedere le palme, con i loro ventagli verdi che proiettano ombre come nei mari del sud. Sono cariche di datteri gialli e maturi. E alla fine arriva la salvezza:
piscine e laghetti naturali di acqua cristallina che risplendono verdi e turchesi sotto il sole, pieni di promesse. Si intravedono lagune e spiagge, come quelle di Bora Bora.
Ci arrampichiamo su una rupe. Mustafa dice che sta quasi per sciogliersi dal caldo. Oman, il Paese delle fiabe. Ma questa non è una fiaba. Stimiamo che ci siano almeno 50 gradi all’ombra, e davanti a noi si stende un paradiso blu. Mustafa si tuffa per primo e noi lo seguiamo a ruota.
Santa oasi! Un vero miracolo: una nuotata nel deserto!
piscine e laghetti naturali di acqua cristallina che risplendono verdi e turchesi sotto il sole, pieni di promesse. Si intravedono lagune e spiagge, come quelle di Bora Bora.
Ci arrampichiamo su una rupe. Mustafa dice che sta quasi per sciogliersi dal caldo. Oman, il Paese delle fiabe. Ma questa non è una fiaba. Stimiamo che ci siano almeno 50 gradi all’ombra, e davanti a noi si stende un paradiso blu. Mustafa si tuffa per primo e noi lo seguiamo a ruota.
Santa oasi! Un vero miracolo: una nuotata nel deserto!







